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Gavino Puggioni
Le sue 46 poesie
Le folle di madri
di padri di nonni
in compagnia dei figli
dei nipoti, dei cani e dei gatti
sono immagini
fisse e scolpite
oggi
in quel quadrato elettronico
che li incoraggia
e li arringa a star lì
ad urlare ciò che il mondo
non deve fare.
Ad urlare
che tutto è
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Immagini animate
provenienti dal globo,
ormai miniaturizzato,
sempre più impoverito
perché arricchito
di tutto l'inutile che lo circonda.
Ma le guerre sono vere,
le morti, inutili, sono vere,
i bambini che muoiono
ogni giorno sono veri,
la fame, la sete,
sono cosa
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Sono lacrime di pietra
nera grigia rossa
quelle che ogni giorno
scorrono e non vediamo.
Si infrangono e rimandano
l'eco dei lamenti
nel nostro mondo.
Quelle lacrime accolte
nel sudario di polvere
consunto
strappato
da mano in mano
ferita e implorante.
Lacrime che non
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Braccia scarnite
di corpi viventi
sono lì,
cruda fotografia
di questo nostro mondo.
Allargano e alimentano
i nostri orizzonti
d'ignoranza.
Si mischiano alle beatitudini
all'abbandonza inutile
che ci circonda.
Non chiedono
non si lagnano
non insorgono.
Aspettano
da
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Quel violino di pietra,
scura come il mogano,
che vibra tra melodie e incanti,
da Mozart a Schumann,
é ancora mio.
Però anche le pietre suonano
se diventano amiche.
Sono composte, irrazionali,
impenetrabili,
ma riconoscono le mani
e le dita che le regolano
e allora
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Quella musica
quei violini
che io amavo
quando tu non c'eri,
quando il mio pensiero
era legato a loro
e tu eri lontano lontano,
nella vita,
sono ritornati.
Erano con te
prima,
con la tua passione.
Sono con te,
adesso,
con me, con noi,
nel dolore.
Quella musica
sempre
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Girotondo di pensieri
folle corsa per le vie traverse
a cercarti
per conoscere i tuoi desideri
per lenire i tuoi lamenti
per dirti che tutto é finito
per dirti che tutto può rinascere
se vuoi
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E' un sabato pomeriggio
E' già buio
Pronto! dove sei?
Sono a casa, sto scrivendo!
Cos'é questa musica che sento?
E' un pianoforte,
un'orchestra di violini, di viole e di arpe,
un cratere profondo di sentimenti
di giocosi movimenti musicali
dove ti puoi affacciare
per
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Quelle parole
sfuggite alle tue labbra
erano simili a gocce d'acqua
cadute repentine
su un pezzo di terra arsa
e non si sono fermate.
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Il senso
delle nostre parole
lo specchio
dei tuoi occhi
nell'intensità azzurra
del cielo
Parole sdraiate
su cuscini di primavera
come sensazioni vibranti
di malinconia
sospese nell'aria
trafitta da vento gelido
e strano
Tra le tue braccia
tutto niente
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Ti ho cercato
non ti ho trovato
Ti ho trovato
ed eri trasparente
Sognavo
Ho toccato la tua pelle
bruciava
Ti ho sentita
la tua voce afona
ed ho capito
Sono scomparso
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Lampada che illumini
mani scarnite
e avvolgi parole vane
nel mistero della notte,
nel sonno obbligato
dell'umanità
chiassosa e casinista,
dammi luce
nel fumo di cancro indaco
che s'inerpica
lento ed elicoidale
nel vuoto,
sopra il sofà, sopra di me,
solo.
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Per non so quale ordine
mi sono abituato
a dire grazie
al giorno che é passato.
La notte é buia
e impenetrabile.
Scorre le sue ore
nel mio sonno breve
senza tempo
e non riesco a ringraziarla.
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La festa è in arrivo
Il paese sprofonda
Le immagini sono le stesse
Di spreco di luci di consumi
Ai margini nei marciapiedi
sporchi di cicche
e lattine fracassate
uomini e donne
vecchi e bambini,
nudi nei loro desideri
che cercano,
gli occhi perduti
nel nulla,
odissea
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Le vie contorte
sovraffollate
e puzzolenti
della nostra civiltà
si trasformano
candide
nel nostro effimero digitale
e si animano di serenità
falsa.
L'occhio s'avvede
di quell'inganno
e non ci crede
ma continua a navigare.
Eppure l'immagine
é nitida.
Solo
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